Descrizione
Mi considero laica e agnostica; della religione mi importa poco, e tuttavia mi sento ebrea. Non so quanto valgano un sentimento, un desiderio, una genealogia. In copertina c’è il ritratto della persona che ha innescato il dilemma: la mia nonna materna, della quale, forse per destino, porto il nome. Bing Bang Bong è invece la canzone che la memoria ha scelto per raccontare la storia d’amore con mio padre. Memoria personale e storia collettiva si intrecciano, tra frammenti di ricordi e una canzone d’amore, nel diario dell’autrice: un’indagine sulla «quasi ebraicità» che si aggira nel territorio ambiguo delle radici, dove l’identità non è una certezza anagrafica, ma un’appartenenza fatta di desideri e genealogie. Un memoir intellettuale che non cerca soluzioni, ma interroga il mistero di ciò che ereditiamo e di chi scegliamo di diventare.



