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Presentazione del libro “Libeccio” di Franco Poggianti

Dialogano con l’autore due docenti dell’Università di Pisa: lo storico Franco Angiolini e lo studioso di linguistica italiana Fabrizio Franceschini.
Il libro sfugge a una definizione precisa: è un romanzo storico, un racconto picaresco, una love story e un giallo con un finale sorprendente. Al centro del romanzo una combriccola di livornesi che è anche la voce narrante e collettiva dell’intera storia che, si scopre nella seconda metà del libro, inizia ottant’anni fa a Tombolo, a metà strada tra Pisa e Livorno, con l’arrivo dell’esercito americano, molto prima rispetto alla vicenda inizialmente narrata nel romanzo. All’epoca al seguito dell’esercito degli Stati Uniti a Tombolo c’era infatti anche un altro “esercito”, quello delle “segnorine”, una seconda armata, “disarmata”, di sventurate che scappavano dalla miseria, dalla fame, da altre violenze. Per loro fu subito un inferno di squallore e di violenza: umiliate, fatte prostituire, gettate da criminali senza scrupoli fra le braccia dei soldati in cambio di qualche favore.
Giornalista professionista, Franco Poggianti esordisce nei fine anni Sessanta a «Paese Sera», prima presso la redazione livornese e poi alla redazione centrale a Roma. Ha lavorato presso l’Ufficio Stampa della Direzione nazionale del PCI negli anni della segretaria di Enrico Berlinguer e successivamente come inviato speciale del tg3 (fu testimone di eventi storici quali il terremoto nell’Irpinia, l’alluvione in Valtellina, lo storico incontro tra Bush e Gorbaciov a Helsinki, la caduta del muro di Berlino e la guerra in ex Jugoslavia). È stato vice direttore di RAI International. Tornato al tg3 ha ideato e curato Agri3, settimanale di agricoltura che è andato in onda fino al 2010.